Intervento del M° Li Ran nell’ambito della conferenza UISP

Festival della Scienza 2006

 
Esporre come la società occidentale può integrare la cultura orientale in maniera chiara e concisa è un compito impegnativo.
Esistono moltissimi stili e scuole d'Arti Marziali. Personalmente ho dedicato gran parte della mia vita ad approfondire la conoscenza in particolare di due discipline: il Tai Ji Quan e il Qi Gong, entrambe di origine Cinese.Festivalscienza2006 DSCF4021
In questo terzo millennio la Cina ha compiuto il grande passo; il “drago dormiente” si è svegliato e il mondo intero sta osservando i forti cambiamenti e l'impulso economico di cui è capace. Una parte dell'occidente ha reagito a questa maggiore apertura con un crescente interesse per la profondità della cultura cinese, nei suoi vari aspetti filosofici e scientifici.
Le Arti e le Discipline Tradizionali come il Qi Gong e il Tai Ji Quan sono divenute un tema abbastanza ricorrente su riviste, quotidiani e programmi culturali. E' anche vero però che le informazioni su queste Arti, forse per il radicale passaggio di cultura, sono spesso nebulose, come arrivassero direttamente dall'epoca in cui hanno origine.
Per comprendere meglio in che modo queste pratiche possano interagire nella frenetica vita quotidiana occidentale, ritengo opportuno fare qualche accenno alla nascita e all'evoluzione di queste discipline.Si pensa che le prime tracce del Qi Gong risalgano a dei dipinti su vasi di ceramica di oltre 4000 anni fa, che rappresentano delle "figure che danzano per favorire la circolazione del Qi all'interno del corpo".
Il Qi Gong è parte fondamentale del lungo studio svolto dagli esseri umani alla ricerca del benessere; il concetto olistico secondo cui "la natura e l'essere umano formano un'unica entità" costituisce la base teorica sia della Medicina Tradizionale Cinese che del Qi Gong.
Il significato di questo termine è rappresentato, nella lingua cinese, da due ideogrammi: quello di Qi raffigurato come il vapore che si alza dalla pentola di riso che bolle, il cui significato attribuito è quello di respiro, vapore, aria, energia vitale, continuando nelle infinite definizioni che se ne potrebbero dare; ha in ogni caso in sé l'idea di qualcosa il cui movimento alimenta la vita.
Gong è rappresentato dall'unione di due caratteri: Lavoro e Forza. Ha il significato di abilità, destrezza, capacità di compiere, ma anche il tempo impiegato ad apprendere qualcosa. Il termine Qi Gong è quindi "l'abilità nell'uso della forza vitale". Nel corso dei secoli la cultura cinese ha differenziato questa disciplina attribuendole sia una connotazione marziale che salutistica. Nel nostro tempo, imparare a gestire questa energia ci consente d'utilizzarla quotidianamente per vivere in salute e in armonia. Questa disciplina il cui nome è peraltro abbastanza recente, si è evoluta nei secoli suddividendosi in migliaia di stili. Nel 1999 durante quattro anni di perfezionamento che trascorsi in Cina, venni a conoscenza di un censimento dei più rilevanti stili di Qi Gong che ammontarono a più di ottomila. Tra questa ricca varietà, ci sono forme dinamiche e forme statiche in una gamma di varianti infinita, tutte integrate da una moltitudine d'applicazioni della concentrazione quale base fondamentale dell'arte.
L'altra disciplina, il Tai Ji Quan, è un elaborato sistema di gestione dell'energia e un condensato di principi di fisica applicata.
E' composta da una successione di movenze concatenate una all'altra, simulanti un combattimento immaginario contro più avversari. Evidenziandone la caratteristica di lavoro sull'energia, si può anche definire uno fra i numerosi stili derivati dal Qi Gong.
Vediamo ora il significato dei tre caratteri che compongono il termine Tai Ji Quan. Il primo, Tai significa il più grande, il migliore, il supremo
Ji che manifesta un concetto analogo, il punto massimo, l'estremo (p.e. il polo nord, oppure il punto di massimo caldo ecc.). Quan letteralmente pugno, qui inteso come Arte Marziale e in un aspetto più filosofico può essere anche sinonimo di moto o movimento.
Una caratteristica della sintassi cinese è la possibilità d'abbinare due caratteri; questi insieme ne originano uno dal nuovo significato.
Specificatamente i termini Tai e Ji insieme significano l'entità suprema assoluta, assunta nella cosmologia cinese quale sorgente primaria della creazione d'ogni cosa.
Tentando di fornire al termine Tai Ji Quan una spiegazione in termini occidentali, possiamo definirlo il combattimento eseguito attenendosi ai principi dell'equilibrio assoluto. Proprio perché strumento di lotta, la pratica marziale doveva servirsi di tutte le conoscenze a disposizione e del maggior numero possibile d'informazioni sul proprio corpo e su quello dell'antagonista. Occorreva quindi individuare dei gesti essenziali per sfruttare appieno la propria potenza, che si realizzarono nella sinergia tra le leggi che regolano l'universo e l'essere umano quale sua parte integrante.
In quanto arte marziale, il Tai Ji Quan presuppone una grande efficacia e una profonda conoscenza dell'energia e dei principi sottostanti ai movimenti fisici. Ogni movimento è quindi il risultato di un'evoluzione raffinatissima, da cui non si può prescindere se si vuole mantenere la sua efficacia.Esistono molte leggende e versioni che attribuiscono le origini del Tai Ji Quan a più personaggi. Il più famoso è il monaco taoista Zhang Shanfeng, del monte Wudang, vissuto nel 15° secolo. Ad oggi, ricerche più recenti e documentate assumono Chen Wangting, vissuto nella prima metà del 1600, quale fondatore del Tai Ji Quan (dello stile che sarà in seguito chiamato Chen). Un notevole aspetto della sua opera di studio, fu il riuscire ad integrare le tecniche di combattimento marziale - prelevandone anche da altri stili contemporanei - con i canoni di medicina tradizionale e con tecniche di respirazione
Dopo circa 200 anni d'insegnamento segreto tramandato all'interno della famiglia Chen, il Taiji Quan si aprì al mondo esterno dando origine a molti stili la cui caratteristica comune era la complessità e difficoltà d'apprendimento. Verso la fine degli anni '50, il governo cinese, riconoscendo l'importanza terapeutica di quest'arte, istituì un comitato sportivo nazionale, composto da numerosi esperti di Tai Ji Quan, che codificò la sequenza 24 chiamata Jian Hua Tai Ji (Tai Ji semplificato), per renderlo più accessibile a tutti. L'insegnamento del Tai Ji Quan semplificato, fu adottato nella maggior parte delle scuole pubbliche oltre che essere praticato da moltissime persone anziane.
I molti anni di studio e di ricerca in questo campo, mi hanno portato a comprendere la complessità e la vastità del raggio d'interazione di queste discipline, dalla scienza alla meccanica, dalla fisica alla medicina. Ad oggi solo alcune delle molteplici proprietà che caratterizzano le movenze e gli esercizi di queste discipline sono sufficientemente chiare, al punto da essere proficuamente integrate nella vita quotidiana. Bisogna valutare la complessità degli argomenti e la difficoltà d'interpretazione della lingua - anche in Cina solo gli studiosi riescono oggi ad avvicinarsi ad un’interpretazione della lingua cinese antica - e, dal nostro punto di vista, s'aggiungono anche le differenze tra le due culture basate su presupposti completamente diversi.
Consideriamo ad esempio il Tai Jji Quan quale arte marziale. Sin dall'epoca in cui sono state introdotte le armi da fuoco, il significato del combattimento a mani nude ha subito non poche modifiche (un esempio evidente si riscontra nella famosa scena di un film di Indiana Jones); un cambiamento molto evidente è l'importanza attribuita all'aspetto salutistico di questa attività, ma la cosa che non si è mai persa, durante la sua travagliata evoluzione, è la sua connotazione di "Arte". Personalmente penso che sia possibile studiare arti marziali non come arma di difesa nel senso tradizionale di lotta, ma come discipline che ci forniscono un’arma ben più potente: la capacità di controllare e modificare le situazioni di stress psicofisico che inevitabilmente dobbiamo affrontare nell'arco della nostra vita.
Analizziamo ora insieme uno dei fondamenti che caratterizzano queste discipline, per comprenderne meglio il significato e come utilizzarle: l'equilibrio e il controllo del baricentro.
In cosa consiste la gestione dell'equilibrio e il controllo del baricentro? La comune rappresentazione mentale d'equilibrio solitamente differisce dalla sua connotazione marziale o scientifica. In effetti, mediamente questo concetto appare alla nostra mente come l'ago della bilancia posto sullo zero oppure l'equilibrista sul filo con l'asta in mano,
per proporre una diversa prospettiva faremo un esempio partendo dal rapporto tra il giorno e la notte. Prendiamo la nostra città come punto di riferimento. Il giorno inizia alle ore 00, nel momento in cui il nostro punto di riferimento si trova più lontano dal sole. La terra proseguendo nella sua rotazione, ha fatto oltrepassare al nostro riferimento il punto di distanza massima e riavvicinandolo all'astro determina così l'inizio del giorno. Lo chiamiamo tale ma ancora luce non c'è. Il nostro punto di riferimento, cioè Genova, dopo circa un quarto di rivoluzione terrestre inizia a essere investito dalla luce, dapprima lievemente poi aumentando costantemente sino al punto massimo per poi decrescere sino a rientrare nelle tenebre. Quest'alternanza permette la vita sul pianeta.
Non trovate quest'aspetto interessante? Pur non avendo momenti di stasi la terra è in costante equilibrio.
Come s’inserisce l'uomo in un processo di questo genere? Le filosofie orientali sono traboccanti di riferimenti e analogie riguardanti il macro-cosmo, l'universo, e il micro-cosmo, l'uomo. Poniamo ora uno sguardo sul nostro microcosmo rilevando le analogie. La notte, il buio è paragonabile alla nostra mente, le emozioni. Il giorno, la luce invece è il corpo, il movimento, i muscoli. Non vi è giorno senza notte. Non c'è azione senza pensiero, e viceversa non c’è emozione senza contrazione. Allora perché non agire su uno per migliorare l'altro? Non si parla forse alla moglie perché senta la suocera?
Vediamo di evidenziare gli aspetti del reciproco rapporto e mutua dipendenza. Il corpo, il nostro corpo è il metro, il riferimento con il quale ci relazioniamo al mondo circostante; la mente, il pensiero sono impalpabili, sfuggevoli e sovente abbiamo difficoltà a rapportarci con essi proprio per questa differenza.
Quanto la mente e il corpo interagiscano lo possiamo evidenziare riflettendo sul seguente esempio:
- ponete sul terreno, di traverso a una strada, un'asse che sia larga 50 cm, passeggiatevi sopra, come quando da piccoli si camminava in equilibrio sul bordo del marciapiede; credo che chiunque possa farlo senza problema. Proviamo ora a portare quest’asse a 20 mt dal suolo. Penso che pochi possano percorrere quel tragitto come un gioco e senza emozioni, sicuramente ci saranno sudori, tremori e l'equilibrio sarà compromesso sino a farci rinunciare. Come è difficile controllare le emozioni e come invece queste controllano noi!
Usiamo il corpo, il nostro giorno, per gestire le emozioni, la nostra notte. Tornando all'esempio precedente: - aumentando gradualmente la distanza da terra dell'asse, come nell'allenamento di un equilibrista, ed esercitandoci a percorrerlo fin che ci sentiremo sicuri, aumenteremo il controllo del nostro corpo irrobustendolo e rendendolo più stabile. Contemporaneamente abitueremo le emozioni ad aver più fiducia nelle nostre capacità fisiche e piano piano ci sarà un cambiamento nel rapporto corpo-emozioni e potremo camminare sulla nostra asse a mille metri d'altezza senza tema!
Questo è uno degli aspetti più importanti che le discipline orientali sono in grado di trasmetterci.
Fino adesso, abbiamo parlato di come, per ottenere un effetto positivo e incrementare le potenzialità del singolo, l'arte necessiti di un lavoro individuale. Non bisogna però dimenticare che quest'arte si pratica anche in gruppo. Si lavora insieme senza competizione, nell'intento comune di trovare un rapporto equilibrato e armonioso, di rispetto reciproco, durante tutta la durata della pratica e oltre... Credo interessante sottolineare che uno dei motivi dell'assenza totale di competizione tra i membri di un gruppo che pratica quest'arte, è dato anche dal fatto che sia composto da persone a diversi livelli di conoscenza, che tramite il linguaggio del corpo si scambiano informazioni sul medesimo tema, per cui fare dei paragoni diventa assurdo.

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